Madda Libera!!

Dal 7 marzo la nostra compagna Madda è nel carcere di Trapani, sequestrata dallo Stato su ordine del giudice per le indagini preliminari (GIP) Andrea Santucci di Bologna, su richiesta del pubblico ministero Morena Plazzi. La scusa con la quale viene trattenuta in galera riguarda la possibilità di rendersi irreperibile a causa delle violazioni di custodia cautelare di cui, secondo loro, sarebbe protagonista. Madda è coinvolta nell’ennesima montatura repressiva denominata Outlaw ai danni degli anarchici del centro di documentazione “Fuoriluogo” di Bologna. Le accuse mosse contro di lei sono associazione per delinquere finalizzata al compimento di delitti di violenza privata, minacce e resistenze a pubblico ufficiale, danneggiamenti e occupazioni abusive, con l’aggravante di turbare e mettere in pericolo l’ordine pubblico. Un ordine pubblico che dev’essere fatto rispettare per permettere an chi è ricco di ingrassare sempre di più sulla pelle di chi ha sempre di meno.

Nel momento in cui, a causa della tanto sbandierata crisi, le condizioni sociali vanno via via peggiorando e persino sopravvivere sta diventando sempre più difficile, nel momento in cui i provvedimenti del governo stanno colpendo con inaudita durezza chi sta in basso, lo Stato non può più agitare la minaccia dell’immigrato per distrarre l’attenzione e stornare la rabbia, ma deve colpire chi da sempre gli è stato nemico, deve colpire chi rappresenta una minaccia verso i suoi progetti di morte e miseria. Così reprime con inaudita ferocia chi in Val Susa si oppone al Treno ad Alta Velocità contro la distruzione della propria terra, così incarcera tutti quelli che, non lasciandosi incantare dalle chiacchiere della democrazia, osino ribellarsi apertamente.

È così che lo Stato cerca di far “quadrare i conti”.

Per questo è fondamentale non far mancare la solidarietà a chi, colpevole solo di aver fatto valere la propria dignità invece che rinchiudersi in un universo di rassegnazione, in questo momento si trova intrappolato nelle maglie della repressione, per questo non possiamo che sostenere la nostra compagna Madda che è rinchiusa in un luogo dove non può usufruire di acqua potabile, dove le tensioni con i suoi aguzzini sono all’ordine del giorno e la solidarietà tra detenuti poca o inesistente,  dove la lontananza dagli affetti e la difficoltà di poter effettuare colloqui, si fanno sentire intaccando il morale.

Per questo abbiamo deciso di non lasciarla sola, organizzando un presidio il 7 aprile a Trapani alle ore 13 sotto quelle maledette mura, per urlare la nostra rabbia il nostro dissenso per far sentire a Madda il nostro appoggio e la nostra solidarietà con tutto l’affetto e il calore che si merita.

Che nessun ribelle sia lasciato più da solo, che finalmente tutti inizino a ribellarsi.

Fuoco alle carceri Liberi tutti!

Anarchici

<<Aggiornamento>>

Abbiam ricevuto la notizia che Madda è stata trasferita a Roma nel carcere di Rebibbia. Il presidio è per ora, quindi, annullato.

Posted in OSSERVATORIO SULLA REPRESSIONE | Leave a comment

Solidarietà a Madda!

Abbiamo appreso dagli infami mezzi di comunicazione di massa che la compagna Madda (Maddalena Calore) è stata tratta in arresto dalla Polizia di Alcamo e probabilmente tradotta alla casa circondariale di Trapani, dove sabato 18 Febbraio si deciderà la convalida o meno dell’arresto. Madda è stata fermata ad un posto di blocco, le accuse a suo carico sono: violazione dei termini di custodia cautelare (obbligo di dimora nella provincia di Cagliari), false generalità e resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. I giornali, fin da subito, hanno rispolverato ogni suo precedente, snocciolando i suoi ultimi anni da un punto di vista poliziesco e repressivo. Che la si accusi di aver pianificato il suo odio contro le forze dell’ordine o la sua incompatibilità con l’ordine costuito non ci sorprende, visto che anche nei nostri cuori battono le medesime pulsioni. Stavolta è toccato a lei essere il mostro sbattuto in prima pagina, mentre gli omicidi compiuti dagli assassini in divisa trovano spesso comprensione e solidarietà da parte delle istituzioni e dalla gente intrappolata nel delirio securitario. Non è difficile comprendere che l’unica colpa di Madda è quella di essere nemica di un ordine basato sullo sfruttamento, sulla morte e la miseria. La caparbietà che ha sempre dimostrato nelle lotte per la salvaguardia della terra e la liberazione di qualunque essere la abiti, la forza d’animo con cui ha affrontato a testa alta le autorità e le sue punizioni ci rendono fieri di essere suoi complici e solidali.

Seguiranno aggiornamenti.

NE’ COLPA NE’ INNOCENZA, MA FIERA RESISTENZA.

anarchici etnei
cenere.noblogs.org

***

AGGIORNAMENTI SU MADDA
Abbiamo appreso dall’avvocato del Foro di Trapani Antonino Vallone che la nostra compagna Maddalena Calore si trova rinchiusa nel carcere di Trapani.
Nonostante la privazione della libertà e il distacco dai suoi affetti primari tiene sempre la  testa alta (e su questo nessuno aveva dubbi).
A domani i prossimi aggiornamenti dopo l’udienza preliminare.

Chi vuole dare a Madda la propria solidarietà può scrivere a:

MADDALENA CALORE
Casa circondariale
Via Madonna di Fatima 222
CAP 91100   Sicilia(TP) 

 

 

 

 

Posted in OSSERVATORIO SULLA REPRESSIONE | Leave a comment

NoTav Tour


Posted in CRONACHE DI CATA(to)NIA (e dintorni) | Leave a comment

Giù La Maschera!!!!

.

Non si avverte la propria catena quando si segue spontaneamente colui che trascina; ma quando si comincia a resistere e a camminare allontanandosi, si soffre molto.
André Gide

Dopo mesi di apologia verso le rivolte nei paesi arabi, dopo mesi di crisi che hanno spazzato via ogni illusione per un possibile futuro migliore, dopo gli scontri che con empatia abbiam ammirato in molte capitali europee, arriva la solita schizofrenia italiana. Il 15 ottobre a Roma è andata in scena una farsa annunciata, non quella dei cosidetti incappucciati, additati come infiltrati, sbirri, teppisti, violenti e sciocchi più o meno consapevoli e utili alla reazione, ma quella di una società in stato di grave malattia, non puo essere altrimenti: se si confonde la violenza vigliacca di un potere sempre impunito, con la rabbia dei senza voce. Violento è chi bombarda popolazioni inermi, chi impaurisce indiscriminatamente, chi devasta interi territori, chi affama e ricatta per un lavoro di merda, chi controlla e ingabbia. All’indomani di un ennesimo ed inutile voto di fiducia che da ulteriore conferma di quanto i potenti preferirebbero la morte che rinunciare alla loro inebriante posizione di superiorità, non saranno un paio di banche ed una caserma in frantumi a fermare il capitalismo e i suoi alfieri, ma dovrebbe essere ancora più palese che passeggiare allegri, cantare, ballare e montare 20 tende sul ciglio della strada non solo sia inutile, ma è anche una idiozia che rende il sistema sicuro della sua immunità. Illusi, convinti di partecipare alla vita politica del paese tutt’al più prendono parte allo sciocco gioco dell’eventuale alternanza ai vertici dello stato. Ma come una vetrina che crolla in mille pezzi lascia nudi ed incustoditi i tanto agognati oggetti del desiderio, una vetrina in frantumi può far cadere la maschera alla società italiana. Ecco: ad essere nudi sono gli Indignati, indignati come mai;  una bella marcetta allegra e colorata sarebbe stata la risposta adatta per spaventare un capitale che specula e affama e terrorizzare uno stato segregazionista, ma adesso queste cose passano in secondo piano, il vero nemico è l’uomo nero che merita indignazione e delazioni per non aver rispettato le regole del democratico dissenso. Giù la maschera per il mondo politico che si compatta in posizioni di condanna mostrando la sua unanime voglia di autorità e fascismo. Ma quanto valgono le sciocchezze pompate dai media in una campagna volta a demolire il dissenso, mentre qui fuori si continua a perdere il posto di lavoro, mentre si finisce in carcere per non avere un pezzo di carta, mentre non si sa come crescere la propria prole e come assicurargli quegli agi che luccicano dietro le vetrine di questo sistema di sfruttamento?

Non s’illuda chi pensa più ad attaccare i teppisti che a sferrare attacchi contro i criminali al potere un solco è stato tracciato e divide non da destra a sinistra ma dall’alto al basso, adesso siamo tutti a volto scoperto e possiamo benissimo vedere in faccia chi consapevolmente accetta di difendere un sistema al collasso e chi dall’altro lato userà ogni mezzo per riconquistare la propria vita.

Altri comunicati sul 15 ottobre 2011 a Roma.
http://www.informa-azione.info/riflessioni_e_comunicati_sul_15_ottobre_aggiornato
http://finimondo.org/node/473
http://finimondo.org/node/475
Via! via! Fuori dal corteo! Queste le richieste urlate a gran voce da sindacati e partiti travestiti abilmente da indignati. Ma noi via non siamo andati semplicemente perchè non avevamo nessun luogo in cui andare, nessun posto dove rifugiarci, niente e nessuno che ci aspetta, nulla da perdere. Allora abbiam scelto di restare, abbiam preferito difendere una linea immaginaria per quattro ore, rischiando libertà e lutti piuttosto che andare a nasconderci nel buco dell’indifferenza e della rassegnazione dove ci volevate relegare. Cinquemila son pochi rispetto alle vostre centinaia di migliaia ma non rallegratevi, se son bastati a far capitolare una delle più potenti forze di polizia occidentali, pensate che noi diseredati cresceremo e sarem pronti a spazzare in breve quello che sessanta anni di buone maniere non hanno mai intaccato.

 

Posted in OSSERVATORIO SULLA REPRESSIONE | Leave a comment

Tutt* in piazza contro il nucleare! @ Sabato 4 Giugno in Via Crociferi

 


«In definitiva siamo convinti che il movimento antinucleare potrà raggiungere posizioni più radicali solo se saprà rifiutare l’azione di difesa di un ordine economico fondato sulla ricerca di fonti alternative di energia, situando il proprio attacco sulla questione sociale. Dove esiste il dominio dell’uomo sull’uomo, occorre attaccare le strutture statali e del capitale. Questo è un modo coerente per dimostrare come esse siano strutture ostili alla vita e al suo libero sviluppo. » (
Pierleone Porcu)

Spesso cullarsi su delle vittorie, ottenute sulla carta in tutti i sensi, frutto di una semplice crocetta su una scheda rappresenta l’inizio di un pericoloso vortice che spazza via le lotte fatte per le strade e segna il trionfo della farsa elettorale o referendaria. Un NO, espresso circa vent’anni fa in maniera civile e democratica, non ha certo impedito la perpetrazione dell’apparato nucleare sotto altre forme, si vedano gli armamenti atomici e i depositi di scorie radioattive presenti sul nostro territorio. Sono le grandi aziende italiane, come ENEL, ANSALDO, ENI e FINMECCANICA sempre più dispensatrici di morte in giro per il mondo, a cercare profitti grazie alla costruzione e allo sfruttamento delle future centrali atomiche. Dopo le lotte di Comiso negli anni ottanta, senza dimenticare anche quelle in Francia, le quali hanno rappresentato una contestazione altamente consapevole e ad ampio respiro in relazione alle diverse sfaccettature del nucleare, il tema è caduto nel dimenticatoio grazie al successo referendario. Eppure, storicamente, l’energia nucleare vanta un curriculum a dir poco assassino: solo i test atomici, a scapito di popolazioni indigene, atolli e isole, condotti principalmente da americani e sovietici negli ultimi sessant’anni, hanno rilasciato una potenza pari a trentacinquemila bombe di Hiroshima. Chernobyl e più recentemente Fukushima hanno rappresentato l’apice del pericolo nucleare, quello più marcatamente percepibile, per i rispettivi abitanti, oltre a numerosi incidenti nucleari, di varia entità, che spesso neanche vengono resi noti al fine di non creare allarmismo e perpetrare il mito della sicurezza nucleare. Non abbisogniamo quindi di grandi sforzi per affermare che il più vicino sinonimo di nucleare è MORTE, quella stessa morte che, nel caso più lampante, si presenta anzitempo, in forma di tumore, ai giovani e giovanissimi ucraini, la cui sorte viene segnata in partenza. Ma si presenta, sicuramente in misura minore, anche per gli italiani che hanno la sfortuna di vivere accanto ai depositi di scorie, quelle stesse scorie che necessitano di tempi infiniti per essere smaltite, o a centrali ormai dismesse come quelle di Caorso, Trino Vercellese e Latina. Ma di reattori attivi ce ne sono tuttora, basti pensare a quelli ancora operativi installati a Varese, Voghera, Pisa e Montecuccolino di Bologna, giusto per citarne solo alcuni. Chiude questa macabra lista il Poligono Sperimentale del Salto di Quirra, emblema dell’incontro, che poi è il motore principale dell’affare nucleare, tra atomi e guerra, un connubio che rappresenta un altro significativo sinonimo di MORTE, la quale si presenta in forma di leucemia al 65% dei pastori sardi che abitano nella zona. In Italia abbiamo ben venticinquemila metri cubi di materiale radioattivo, una quantità di scorie che nemmeno gli specialisti del settore sanno come stoccare e smaltire. Eppure non si era detto NO al nucleare? L’attuale ricerca, militare e non, che produce scorie e nocività non è forse un’altra forma di perpetrazione di energia atomica? Cambiano i nomi, ma l’ossessione nucleare continua senza impedimenti. L’energia nucleare è solo un tassello, altri sono sicuramente gli OGM, le bio e nano tecnologie, dell’incontrollato sfruttamento delle risorse presenti nella biosfera mascherato da necessario adeguamento alle richieste energetiche del presente e del prossimo futuro.
Smettiamola di credere alla neutralità della tecnologia, essa, infatti, è sempre di più un’arma al servizio di chi trae profitto da un sistema di produzione e distribuzione di merci sempre più grande che richiede un sempre maggiore afflusso di energia, costi quel che costi. L’individuazione di siti per future centrali nucleari, così come vale per le discariche e tutte quelle soluzioni ai danni irreparabili causati dall’odierno sistema capitalista, rappresenta un ulteriore invito, come se ce ne fosse bisogno, alla militarizzazione del territorio e allo stravolgimento della vita di tutti. Bisogna opporsi al nucleare e a ciò che esso intrinsecamente rappresenta, ovvero l’intero sistema economico e industriale che quotidianamente saccheggia ciò che di incontaminato è rimasto sulla Terra. Bisogna stare attenti a non cadere nel tranello simboleggiato dal duello che vede contrapposte energie rinnovabili e non, non può esistere infatti alcuna scappatoia ecocompatibile per far fronte all’incredibile fabbisogno energetico richiesto dall’odierno stile di vita basato sull’enorme produzione di merci e di presunti comfort. Bisogna scegliere di agire adesso,mediante l’azione diretta, per combattere una società sempre più totalitaria e gestita da elites politico-economiche. Dobbiamo intendere la lotta antinucleare come uno strumento per scardinare un esistente che non fa altro che avvelenarci, essa è infatti solo una porzione di una lotta globale che ha come sua nemica l’intera organizzazione capitalista voluta dalle classi dominanti.

Cenere.noblogs.org – cenere@inventati.org

Posted in CRONACHE DI CATA(to)NIA (e dintorni) | Leave a comment

La casa è di chi l’abita, la terra di chi la lavora!

La legalità è stata ripristinata. Queste le dichiarazioni del sindaco di Catania che si vanta, con lo sgombero del palazzo di cemento, avvenuto martedì 17 Maggio, di aver espugnato un bastione della criminalità ed estirpato l’abusivismo in città.
I soliti lacchè incoronano Stancanelli come paladino antimafia che, con il suo comportamento, si sarebbe così anche alienato i voti del grosso bacino della città satellite di Librino feudo del centrodestra.

Ma chi si muove oltre lo schermo della tv, percepisce immediatamente che la realtà è molto più complessa. Sono in tante le famiglie, i bambini, gli anziani che nel palazzo di cemento abitavano costretti da una speculazione edilizia che mette in ginocchio una popolazione di disoccupati, precari, lavoratori saltuari e occasionali, una non forza lavoro che nella provincia di Catania arriva al 52,3%. Mentre sono oltre 15.000 gli alloggi occupati abusivamente nel solo anello di Zia Lisa, Librino e San Giorgio, gestiti dai capisquadra dei quartieri che li distribuiscono in cambio di affiliazioni, favori o piccole somme di denaro. Non parliamo poi del mercato della droga che è di gran lunga il lavoro più facilmente reperibile e più remunerativo per una popolazione in gran parte analfabeta. Una popolazione emarginata, isolata nel proprio quartiere ghetto dove manca qualsiasi servizio essenziale, dove nessuno era contento di vivere con le fogne in garage, i ratti sulle scale ecc.ecc. ma che almeno aveva un tetto sulla testa.

Una intera popolazione costretta appositamente alla lontananza dallo sfarzoso centro cittadino, una periferia nascosta dove rinchiudere gli abitanti, costringendoli ad una prigione mentale, ad una divisione classista e discriminatoria, dove la contaminazione e l’incontro con il resto del tessuto urbano diventano scontro e rabbia e dove condurre la propria esistenza diventa, in modo più evidente e lampante che in altri, mera sopravvivenza. Si è tanto parlato in modo strumentale dello spaccio che nei piani bassi del palazzo di cemento sostituiva negozi e botteghe, ma sarebbero gli abitanti, vittime del disastro in cui versa il sistema, ad essere la causa del problema?  Sarebbero loro, che vivono tra i rifiuti e i miasmi, i potenti boss della mala che si arricchiscono con la droga? Eppoi, sarebbe la droga un affare così grosso se lo Stato, con la scusa di tutelare la salute dei cittadini, non avesse appaltato il suo commercio al mercato nero delle mafie?

Stancanelli, esponente cittadino del clan dello Stato, con una strategia vincente è riuscito ancora una volta a farla franca, dividendo tutte le famiglie, ricattando e terrorizzando è riuscito a buttare in mezzo ad una strada gente che non ha raccomandazioni, influenza e denaro per far valere le proprie ragioni e nel contempo ad essere acclamato come paladino della giustizia. Mentre lo spaccio, sotto accurate indicazioni, si sposta qualche via più in là, la gente non può che rivolgersi ai clan rivali per chiedere assistenza e protezione. D’altronde si sa, gli Stati come le mafie trattano, prendono accordi e a pagarne le spese sono sempre i poveri e gli indigenti sulla cui pelle si guadagnano succosi profitti.

Ma questo non basta, l’arroganza del potere fascista non può permettere ai poveri di organizzarsi, magari di uscire dall’egida dei potenti per conquistare autonomamente con la lotta ciò che gli spetta. Quindi è necessario spaventare e reprimere per stroncare una riappropriazione che potrebbe rivelarsi ben più pericolosa di una supina richiesta alle istituzioni, ed è così che verso le 15.00 di giovedì 19 maggio la polizia municipale, milizia privata del capoclan Stancanelli, indossati guanti e caschi, con la forza smonta il presidio strappando brutalmente tende, gazebo e transenne dalle mani dei reduci della protesta. Questi sono colpevoli di aver contestato la loro nuova condizione di senza casa, colpevoli di non aver accettato di andare a stare negli alberghi ad ore utilizzati per la prostituzione, in colonia tra le spiagge della plaja o nelle camerate della Caritas vanno dispersi, altrimenti  per ammissione dello stesso sindaco questa  “sconcia rappresentazione del degrado” potrebbe saltare agli occhi di chi passeggia per il salotto buono della città. Ovviamente sono i tutori dell’ordine a lamentarsi di esser stati vittime di donne e anziani che hanno osato difendersi dalla “normale” violenza delle istituzioni, ma il capo mandamento Pdl in città, che osservava sorridendo compiaciuto lo sgombero in atto sotto il suo balcone, non s’illuda, lo sfruttamento e i soprusi sono già nel suo conto e prima o poi qualcuno sarà costretto a saldarlo.

 

SOLIDARIETÁ CON LE FAMIGLIE SENZA-CASA DEL PALAZZO DI CEMENTO!

 

Posted in CRONACHE DI CATA(to)NIA (e dintorni) | Leave a comment

28 Maggio a Messina – Aperitivo benefit per i compagni arrestati a Bologna

Posted in CRONACHE DI CATA(to)NIA (e dintorni) | Leave a comment

In alto mare…

In alto mare…

E’ la solidarietà che ci mantiene liberi, anche se imprigionati. L’oblio, al contrario, è una forma di morte per il prigioniero, visto che i giorni non trascorrono come dovrebbero, ma s’impoveriscono, divengono più piccoli e si svuotano di qualsiasi contenuto.”

(Prigionieri membri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco)

Il continuo passare del tempo scandisce ogni giorno lo scorrere delle nostre vite al servizio dei propri  futili interessi: il proprio lavoro, l’arricchimento personale, i propri sentimenti, l’affermazione personale e così via….
Quando qualcuno o qualcosa intralcia il nostro cammino emettiamo qualche flebile lamentela e poi passiamo oltre, rassicurati dalla nostra stessa impotenza. D’altronde uno sguardo posto oltre il nostro giardino, potrebbe costringerci a vedere che è la nostra indifferenza ad armare gli aerei che bombardano il popolo nemico, che è il nostro menefreghismo che uccide gli stranieri che entrano nel nostro paese, che è la nostra cecità ad alimentare una guerra tra poveri ormai sempre meno strisciante. E’ sempre la nostra quiescenza ad alimentare la disoccupazione, a compromettere la nostra istruzione a  distruggere il nostro ambiente, ad avvelenare aria, terra e acque, ad impoverire le nostre tasche ed il nostro cervello.

Qualche sciocco crede ancora che basti qualche protesta, qualche firma su un pezzo di carta, qualche crocetta su una scheda per salvarci dal baratro in cui inevitabilmente cadiamo. Qualcuno, che si sente più furbo; addossa la colpa ai rappresentanti delle istituzioni, scaricando via ogni responsabilità. Ma se le istituzioni funzionano come perfetta mente che dirige le operazioni, la nostra inattività non fa altro che renderci valide braccia al suo servizio.
Quando qualcuno esce fuori dagli schemi prestabiliti, spezzando il vile ciclo dell’indifferenza con una solidarietà materiale fatta di azioni dirette, diventa immediatamente bersaglio della vendetta statale. E’ il caso degli anarchici del Fuoriluogo di Bologna o degli studenti di Firenze accusati di essere delinquenti per aver osato indicare chi  è che procura a tutti schiavitù e lutti. Bastano proteste ed imbrattamenti per guadagnare anni di carcere esattamente come succede in Tunisia, Egitto, Siria…
Nonostante gli intenti e le idee siano ormai sufficienti motivi per essere considerati socialmente pericolosi, non abbiamo paura di attestare la nostra solidarietà a tutti i compagni inquisiti, di contribuire, in diverse forme, al loro sostegno e di solidarizzare con loro.

Gli unici terroristi, socialmente pericolosi, sappiamo bene dove si trovano, li vediamo puntualmente sugli schermi televisivi o ad affollati comizi elettorali. Sono loro che davvero delinquono ogni giorno, portando guerra e sfruttamento in tutto il mondo, con il beneplacito di chi, ormai privo di senso critico, li sostiene con convinzione.

L’unico crimine che perpetriamo è la libertà!

 

Posted in OSSERVATORIO SULLA REPRESSIONE | Leave a comment

Sabato 7 Maggio @ Cpo Experia via verginelle

Posted in CRONACHE DI CATA(to)NIA (e dintorni) | Leave a comment

Va in scena lo spettacolo dell’emergenza

Mentre in Libia le proteste e la repressione si avvitano sprofondando verso la guerra civile, questo diventa il momento propizio per cominciare un ennesimo show da parte di un governo abituato alle leggi dello spettacolo e del branding pubblicitario e di un opposizione che relega al prudente tacito assenso l’incremento del proprio consenso elettorale. Si susseguono dichiarazioni-spot che parlano di esodi biblici e catastrofi umanitarie, “caduta la diga Libia verremo presto inondati da una marea di migranti…”

Così dopo aver strillato sulla sciagura imminente il governo, fingendo impreparazione, fa scelte atte a surriscaldare gli animi e a creare una finta emergenza, in cui estendere incontrastato il proprio dominio. E’ il caso di Lampedusa dove i ponti aerei e i trasferimenti via nave improvvisamente smettono di funzionare,  circa 19.000 migranti transitano in  più di due mesi sull’isola portando all’esasperazione una comunità di 5000 anime con tutto quello che ne comporta.

Appare chiaro che aizzare l’animo nero della folla e istituzionalizzare il razzismo a pratica e sentimento quotidiano siano il tributo di sangue che lo Stato chiede  alla società, per dimostrare all’Europa che non riesce a sostenere la pressione dei flussi migratori. Il movente è altrettanto indubbio, sarebbero i fondi che l’Europa potrebbe elargire all’Italia per fronteggiare la presunta emergenza (è lo stesso ministro dell’interno ad ammettere tutto senza provocare nessun sussulto ad una popolare trasmissione politica).

Nulla di nuovo da una politica che ormai si nutre di emergenze e solo grazie ad esse riesce a mantenere saldo il controllo sociale, d’altronde la popolazione è esausta e le normali leggi non bastano a gestire il malcontento. Nulla di nuovo da un sistema disumano che tratta esseri, idee e dignità come merci da vendere e comprare… il vero problema è sito nell’assuefazione e nella compenetrazione che il sistema politico e mediatico ha sulla società, rendendo i telecittadini sempre più disponibili a guerre tra poveri, tra etnie, tra religioni, culture… Ed è in questa cornice che ritroviamo ronde di cittadini pronti ad acciuffare clandestini in fuga dalla tendopoli di Manduria per poi  ricacciarceli dentro con la forza. Invece alcuni  lampedusani sono pronti ad applaudire la sfilata del politico di turno mentre impediscono lo sbarco ai migranti reduci della  perigliosa traversata. Per non parlare di tutte le autorità politiche che hanno giocato al rimpiattino trattando le persone come pacchi indesiderati da rimandare al mittente, laddove come a Genova non si è risolto il problema, dando direttamente fuoco alle strutture per evitare di ospitare i tunisini, quasi come fossero portatori di peste bubbonica. Pregiudizi e paure si alimentano tramutandosi in razzismo anche laddove era impensabile. L’infantilità del meccanismo è palese la MIA terra, la MIA casa, il MIO lavoro… frasi che starebbero bene solo in bocca a poppanti, diventano una giustificazione accettata e ripetuta da una popolazione ignorante e servile. Di che proprietà vanta diritto chi ha permesso supinamente che il territorio in cui vive sia ricettacolo di nocività, petrolchimici e raffinerie, discariche ed inceneritori, che possesso si reclama sui campi che  qualcuno ha avvelenato con radar, trivelle, piloni d’alta tensione e ripetitori, che esclusività si gode su mari trasformati in fogne e depositi di scorie chimiche.  Di quali case si parla? Forse di quei cubi di cemento in cui è stata tolta la possibilità di guardare l’orizzonte, forse quelle gabbie con 4 alberi, oasi in un deserto di asfalto, acciaio e gas di scarico. Mentre pochi uomini guadagnano quanto intere popolazioni, di che lavoro si ciancia? Di quel “nobile” ricatto che frutta malattie e morte in cambio di 4 soldi, parlano di quel lavoro che perderanno se non accetteranno di essere sfruttati per più ore possibili e con minor ricavo possibile?

Nessuno si è lamentato più di tanto, nessuno ha combattuto ma ha anzi accettato con il proprio voto di rimettere nelle mani altrui tutto ciò che aveva, parcellizzando e delegando la propria salute, la propria socialità, il proprio benessere.

Certo è difficile capire che la proprietà esiste solo perchè pochissime persone verticisticamente possano comandare tutte le altre, ma il cittadino illuso, abbagliato dallo Stato e dal luccichiò delle ricchezze, che il capitalismo finge di offrire, crede come proprio qualcosa che non lo è e su cui non si ha nessun diritto decisionale.  Così vittime silenti, e spesso ignare, di continue imposizioni si trasformano in infanti soldatini pronti a difendere gli averi di cui ci si è sempre disinteressati, solo adesso che sono minacciati dal pericoloso barbaro.

Mentre vengono allestite tendopoli, instaurati Super Cara* , riempiti Cpa e Cie, si profila una nuova vittoria per i padroni della democrazia da televoto e della cultura delle soubrette. Il governo riesce perfettamente, anche nell’obiettivo di indurre confusione, e così capita di vedere le scialbe e sinistre opposizioni antirazziste manifestare insieme a  gruppi neonazisti come Forza Nuova o a sfilare con sindaci opportunisti che non vogliono stranieri** ma che mascherano la loro intolleranza con motivi umanitari***. Chi in tutto questo gran ciarlare caritatevole, ha mai discusso sui metodi in cui la comunità internazionale come ad esempio HCNUR smista i migranti bollandoli come rifugiati o clandestini, o come il governo divide i regolari dagli irregolari? Per capire cosa si cela dietro dichiarati intenti umanitari ad esempio basta vedere che son dei patti bilaterali ed economici a stabilire gli afflussi nel nostro paese. La Tunisia teatro di continue rivolte e repressioni è un paese politicamente instabile e in grave crisi economica, dove la vita dei giovani è continuamente in repentaglio allora perchè chi proviene da lì viene classificato come clandestino e non come rifugiato? Che fine hanno fatto le roboanti dichiarazione dei governanti UE che invocano a gran voce il rispetto dei diritti civili sulle popolazioni dei paesi africani sotto dittatura? La pietistica maschera indossata dallo Stato cede per rivelare gli affari che il suo ripulito lessico nasconde. A far da padrone nascosti da “interventi umanitari” e “villaggi solidali”, sono sempre i vecchi e cari soldi, pronti a stabilire la rispettabilità di una persona dove le appartenenze alle nazioni servono a garantirle.

E se non hai le carte in regola sei un criminale, che conviene internare o cacciare, anzi bisogna ringraziare l’uso moderato della forza perchè alcuni eminenti onorevoli, se avessero carta bianca, ti  vorrebbero anche fucilato sul posto, è così, ammettono, che funziona nei paesi civili…(Come fanno gli spagnoli a Ceuta e Melilla)

Chi in tutto questo bailamme di dichiarazioni contrastanti, soluzioni “finali” e (in)differenti posizioni si è mai chiesto con che diritto si punisce una persona rea solamente di essersi spostata dal luogo in cui è nata ad un altro. Ah già ma è l’indiscutibile diritto dello stato, la cosiddetta giustizia, quella che propugnano coloro che sono fedeli ad oltranza ad un sistema fallimentare. Ossequiosi vigliacchi si riempiono la bocca di leggi, decreti e regolamenti infallibili, riuscendo ridicoli idioti, mentre ci viene in mente, che le loro giusta fondamenta sono state promulgate dalle peggiori canaglie in circolazione.

Mineo, Villaggio degli Aranci.

*Il Villaggio degli Aranci, ex base alloggio per i militari di Sigonella della parmense Pizzarotti è adesso il Villaggio della Solidarietà modello di accoglienza per tutta l’Europa. Il campo che ospita fino a 2000 richiedenti asilo politico è  recintato, monitorato e telesorvegliato 24 ore su 24, molto distante dal tessuto cittadino, privo di qualsiasi servizio per i migranti conta 200 forze dell’ordine e 100 militari schierati secondo un patto per la sicurezza stipulato tra il governo e le autorità dei comuni limitrofi. La retorica governativa parla di solidarietà mentre  sono già centinaia ad essere scappati da quello che sembra più un moderno campo di prigionia che un esempio di  integrazione.
**  Come ad esempio il sindaco di Mineo, che appena ricevuta notizia che nel Villaggio degli Aranci, ex base alloggio per i militari di Sigonella della parmense Pizzarotti, sareberro arrivati qualche migliaio di richiedenti asilo politico, ha mostrato subito la sua preoccupazione per la possibilità che i suoi cittadini venissero derubati delle arance, preziosa risorsa del territorio. Per non parlare del presidente delle regione Sicilia Raffaele Lombardo che preoccupato per un casale che ha in zona ha chiesto retoricamente se bisognasse armare di fucili gli abitanti del luogo.
***Stupisce poi l’apprensione delle autorità trapanesi per la tendopoli che posta in località Kinisia sarebbe stata dannosa alla salute dei migranti perchè posta in vicinanza di terreni contaminati da amianto, quando prima non si sono mai fatti problemi per avvelenare la loro stessa popolazione.
Posted in CADUTA LIBERA | Leave a comment