A 6 mesi dal varo del pacchetto sicurezza – I have a nightmare

I Have a Nightmare.

Per quanto riguarda il reato di clandestinità, primo reato che trasforma la discriminazione in norma, perfetto esempio di leggge razziale che colpisce la persona per cio che è e non per quello che fa; la lentezza della giustizia (che in genere fa passare un anno dalla denuncia per clandestinità al processo) ha contribuito alla sua scarsa applicazione. Ma ancor più determinante in tal senso crediamo sia l’emergenza carceri: di fronte ad un sovraffollamento di detenuti, ulteriori afflussi sono intollerabili per le strutture e per gli addetti alla sorveglianza.

I clandestini invece sopportano bene queste condizioni, Ionta (capo del DAP) infatti fa notare che se non costasse l’imballaggio potrebbero essere rinchiusi in scatolette rotonde d’alluminio, meglio sott’olio per essere conservati per le stagioni della raccolta nelle campagne.

Quindi il reato di clandestinità non si presenta una priorità delle forze di polizia che probabilmente seguono per adesso qualche direttiva che ne impone una morbida attuazione. Diversa storia per l’ aggravante di clandestinità di fronte ad un ulteriore reato, che i solerti giudici in rispetto delle regole non evitano mai di comminare. In realtà non eviterebbero il reato in se stesso ma lo mettono in secondo piano perchè, a dir loro: “per la clandestinità non ci sono persone offese” (eccetto forse il migrante) e sopratutto che: “organizzare i viaggi di rimpatrio è costoso e complicato: la questura non dà l’ok”.

La Marcegaglia (presidente Confindustria) prospetta in caso di grande utilizzo dell’umano rimpatrio l’utilizzo nelle fabbriche del nord di anziani moribondi e nei campi del sud di bambini iperattivi denutriti, i sindacati rilancierebbero accettando un nuovo contratto interinale con salario a peso.

Probabilmente una volta messo in pratica il nuovo piano carceri ci sarà più spazio per tentare di collocare il milione di irregolari che percorrono il nostro paese ma se non bastasse, la hitleriana soluzione finale balena in mente alla Lega già da tempo: economicamente più vantaggiosa, magari associata ad un piano d’incentivazione industriale per le fabbriche di sapone padane.

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